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| Fig.1: PRI 0215, Frammenti di sarcofago a vasca con imago clipeataè un ritratto (latino: imago) racchiuso da una cornice tonda, che ricorda uno scudo della stessa forma (latino: clipeus) |
Descrizione
Fronte frammentaria di un sarcofago a lenòsdal greco, tinozza per la pigiatura dell'uva., che reca al centro l'imago clipeataè un ritratto (latino: imago) racchiuso da una cornice tonda, che ricorda uno scudo della stessa forma (latino: clipeus) sostenuta da geni in volo orizzontale.
Al di sotto del clipeo trovano collocazione due pavoni in posizione araldica che sorreggono col becco le tenie di un festone, che accompagna l'andamento semicircolare della cornice del clipeo e, al di sotto di quello, un cesto troncoconico di vimini intrecciati, colmo di frutti e rovesciato. I fianchi della vasca sono occupati da geni di stagione, che evidentemente indossano la sola clamideMantello corto, affibbiato su una spalla o sul petto, che lasciava libero un braccio o entrambe le braccia, usato dagli antichi Greci e dai Romani., rivolti verso il centro della composizione e disposti secondo uno schema simmetrico con un piede poggiato su un rialzo roccioso.
Il defunto, acefalo, è raffigurato nello schema consueto, frontale, con tunica e mantello e con il rotolo nella mano sinistra.
Il motivo degli eroti in volo che sostengono il clipeo, raffigurato al centro della cassa, risale a monumenti onorari dell'arte ufficiale; solo con la fine del II secolo nei monumenti funerari comincia ad apparire il ritratto nel clipeo, legandosi ad un significato che è stato diversamente interpretato (sullo status della problematica e relativa bibliografia cfr. P. Baldassarri, Museo Nazionale Romano. Le sculture, I,8,2, Roma 1985, p. 564 ss.).
Questo motivo è inserito, con una interessante inusuale contaminazione, nella tipologia delle lenoi, che di solito recano sui lati i gruppi di leone e vittima e delle personificazioni stagionali che qui, seppure ridotte a due sole figure, sostituiscono il gruppo di animali.
Infine, il motivo del canestro ricolmo di frutti (sul cui significato cfr. V. Macchioro, Il simbolismo nelle figurazioni sepolcrali romane. Studi di ermeneutica, Napoli 1909, p. 82 ss.) con i due pavoni è molto diffuso nel repertorio decorativo di ambito funerario, giustificato dal valore emblematico del pavone, animale dalla carne incorruttibile e simbolo di immortalità e, pertanto, pienamente inserito nella concezione dionisiaca della rinascita, nell'ambito della quale si collocano anche le figure delle stagioni (M. Sapelli, Museo Nazionale Romano. Le sculture, I,8,2, Roma 1985, p. 36 ss..
Oltre alle tematiche che portano ad un confronto stringente con un sarcofago di Ostia (P. Kranz, Die Jahreszeiten-Sarkophage, Berlin 1984, cat. 97, tav. 61,6), anche i caratteri stilistici (elementi solidi e ben modellati, figure slanciate, trapano moderatamente usato) suggeriscono una datazione in età tardo gallienica come per il sarcofago ostiense.
Cronologia
seconda metà del III secolo
Manifattura
romana
Provenienza
Roma, dall'area delle catacombe di Priscilla
Rinvenimento
Scavi del 1890-1906
Materiale
marmo
Stato di Conservazione
Rimane la porzione inferiore della cassa, compresa parte dei fianchi stondati, di cui quello di sinistra non si ricongiunge alla cassa. I frammenti sono stati restaurati nel 2010.
PRI 0215 altezza:44 larghezza:183 profondita:26
Bibliografia
Inedito.
Glossario
- Lenòs
- dal greco, tinozza per la pigiatura dell'uva.
- Imago clipeata
- è un ritratto (latino: imago) racchiuso da una cornice tonda, che ricorda uno scudo della stessa forma (latino: clipeus)
- Clamide
- Mantello corto, affibbiato su una spalla o sul petto, che lasciava libero un braccio o entrambe le braccia, usato dagli antichi Greci e dai Romani.
C.S. / B.M.